Neue Bankenpleiten drohen Italien im kommenden Jahr nicht. Dafür stehen die Geldhäuser vor anderen Problemen. Experten pochen vor allem auf Stellenstreichungen.
Regina Krieger im Handelsblatt vom 30.12.2019
Die große Bankenkrise droht Italien 2020 nicht. Dennoch müssen die Geldhäuser an einigen Problemen arbeiten.
Wirklich überraschend kam die vorerst letzte Bankenpleite in Italien nicht. Die Banca Popolare di Bari galt schon länger als Wackelkandidat. Ein gutes Jahr nachdem die Regionalbank Banca Carige in Schieflage geraten war, mahnte die italienische Zentralbank Mitte Dezember zur Vorsicht und stellte die Volksbank aus Apulien schließlich unter Aufsicht.
Die Leitungsebene wurde entlassen, und staatliche Kommissare wurden eingesetzt – genau wie vor zweieinhalb Jahren beim Institut Monte dei Paschi, das vom Staat gerettet wurde und dessen Großaktionär das römische Finanzministerium ist. Allerdings: Die Krisenbank Banca Popolare di Bari ist viel kleiner als das Geldhaus aus Siena. Auswirkungen auf das Finanzsystem des Landes dürfte die Schieflage der Volksbank aus Bari daher nicht haben.
Überraschend waren jedoch die Details der Pleite, die erst bekannt wurden, nachdem die Staatsanwaltschaft in Bari Ermittlungen aufgenommen hatte. Aus Dokumenten und Mitschnitten wurde deutlich, dass die Sparer und Anteilseigner der Volksbank seit Langem bewusst getäuscht worden waren. „Die Bilanzen der Filialen waren alle gefälscht, und es gab zu viele unregelmäßige Kredite“, sagte Vincenzo De Bustis, ehemaliger CEO der Banca Popolare di Bari, in dem beschlagnahmten Mitschnitt.
Vor allem die rund 70.000 Anteilseigner sind betroffen, die in gutem Glauben und nach schlechter Beratung Bankanleihen gekauft hatten. Der Staat griff auch deshalb bei der Bankenrettung ein, um sie zu schützen. Andernfalls hätten sie nach der europäischen Gläubigerbeteiligung ihr Erspartes verloren.
Kurz vor Weihnachten gab es weitere Enthüllungen: So wurde bekannt, dass der ehemalige Verwaltungsratschef und sein Sohn kurz vor der kommissarischen Verwaltung der Bank Millionenbeträge von ihren privaten Konten auf eine andere Bank transferiert hatten. Solche Details spiegeln die eine Seite des Problems bei kleinen und mittleren Banken in Italien wider. Denn ein ähnliches Verhalten hatte es auch bei den vorherigen Pleiten im Land gegeben: selbstherrliche lokale Fürsten, die vor allem im eigenen Interesse handeln, Klientelismus und Missmanagement.
Die andere Seite sind strukturelle Probleme. „Das Businessmodell der kleinen und mittleren Institute ist überholt“, sagt Bankenexperte Marcello Messori von der römischen Wirtschaftsuni Luiss dem Handelsblatt. „Es gibt Verzerrungen, und das Modell der engen Bindung an das Territorium ist nicht effizient.“ Das gelte auch für die Kreditvergabe an die kleinen und mittleren Unternehmen. So habe es etwa Fälle gegeben, bei denen diese an den Kauf von Bankaktien gekoppelt worden sei.
Tausende Stellenstreichungen nötig
Eine Studie der Strategieberatung Oliver Wyman von November nennt Zahlen: Die italienischen Banken müssen in den nächsten fünf Jahren 70.000 Stellen streichen, 7.000 Filialen schließen und die Kosten um fünf Milliarden Euro reduzieren, wenn sie ihr derzeitiges Gewinnniveau halten wollen – und das „ohne neue Krisen, ohne eine Rezession und ohne signifikante Kapitalerhöhungen“, heißt es in der Studie.
Auch die beiden Großbanken Unicredit und Intesa Sanpaolo unternehmen strukturelle Anpassungen. Was ihre Ergebnisse angeht, unterscheiden sie sich stark von den kleinen Banken. Sie spielen nämlich mit anderen Geldinstituten in der europäischen Liga auf Augenhöhe.
Faule Kredite bleiben ein Problem
Das chronische Problem der Banken bleiben die faulen Kredite in den Büchern, obwohl der Abbau läuft. „Das italienische Bankensystem ist heute weitaus gestärkter als vor einigen Jahren“, sagt Ex-Minister Padoan. „Das sieht man deutlich beim starken Abbau der NPL, der notleidenden Kredite.“
So befreite sich Unicredit von 50 Milliarden Euro an ausfallgefährdeten Forderungen, zu Jahresbeginn sollen es zehn Milliarden Euro sein. Intesa Sanpaolo hat seine notleidenden Kredite seit Dezember 2017 um rund 20 Milliarden Euro reduziert. „Wir bauen sie schneller ab“, sagt Messina. „Das Tempo ist höher, als es unser Strategieplan 2018 bis 2021 vorsieht, wir haben heute schon 80 Prozent des Ziels erreicht.“
„Italien ist kein schwaches Land“
Was muss kommen in diesem Jahr? „Eine tiefgreifende Weiterentwicklung und dann Aggregationen“, sagt Experte Messori. „Italien ist kein schwaches Land“, erklärt Intesa-Chef Messina. Es habe zwar eine hohe Staatsverschuldung, aber viel privates Vermögen. Und die Mehrzahl der Unternehmen habe eine hohe Liquidität. „Wenn man mit dem Triple-A-Teil Italiens arbeitet, der vergleichbar ist mit den wirtschaftsstärksten Regionen von Deutschland, dann kann das für internationale Investoren sehr interessant sein.“
Traduzione:
Sguardo al 2020: taglio dei posti di lavoro, crediti deteriorati: questi sono i cantieri delle banche italiane
I nuovi fallimenti delle banche non metteranno a rischio l’Italia nell’anno a venire. D’altra parte gli istituti di credito dovranno affrontare altri problemi. Gli esperti insistono soprattutto sui tagli ai posti di lavoro.
Regina Krieger su Handelsblatt il 30/12/2019
La grande crisi bancaria non minaccia l’Italia nel 2020. Tuttavia, le istituzioni bancarie devono lavorare su alcuni problemi.
L’ultimo fallimento bancario in Italia non è stato del tutto inaspettato. La Banca Popolare di Bari era già da tempo una candidata instabile. Un anno dopo la crisi della Banca Regionale Banca Carige, la Banca Centrale Italiana a dicembre ha richiamato alla prudenza e infine ha messo sotto controllo la Banca Popolare di Puglia.
L’amministrazione è stata licenziata e sono stati nominati dei commissari statali – proprio come all’Istituto Monte dei Paschi due anni e mezzo fa, che è stata salvata dallo Stato e il cui principale azionista è il Ministero delle Finanze di Roma. Tuttavia: La banca in crisi Banca Popolare di Bari è molto più piccola dell’istituto di credito di Siena. La situazione instabile della Banca Popolare, per questo motivo, non dovrebbe avere effetti sul sistema finanziario del Paese.
Tuttavia, sono stati sorprendenti i dettagli della bancarotta, che sono stati scoperti dopo che la procura di stato di Bari aveva avviato le indagini. Dai documenti e dalle intercettazioni è emerso chiaramente che, i risparmiatori e gli azionisti della banca popolare, a lungo, erano stati ingannati deliberatamente. “I bilanci delle filiali erano stati contraffatti e c’erano molti crediti irregolari”, ha detto Vincenzo De Bustis, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, nella registrazione confiscata.
In particolare, circa 70.000 azionisti erano coinvolti, che in buona fede e a causa di una cattiva consulenza, hanno comprato le obbligazioni bancarie. Anche per questo motivo, lo Stato è intervenuto sul salvataggio delle banche per proteggerle. Altrimenti avrebbe perso i loro risparmi dopo il salvataggio interno europeo.
Poco prima di natale ci sono state ulteriori rivelazioni: è stato scoperto che l’ex capo del consiglio amministrativo e suo figlio, poco prima che la banca venisse presa in gestione commissariale, hanno trasferito vari milioni di euro dal loro conto privato ad un’altra banca. Tali dettagli rispecchiavano un lato del problema di Banche piccole e medie in Italia. Dopo tutto, un comportamento simile si era già visto nei precedenti fallimenti del paese: principi locali presuntuosi che agivano principalmente nel loro interesse, nel loro clientelismo e nella cattiva amministrazione.
L’altro lato è composto dai problemi strutturali. “il modello di business dei piccoli e medi istituti sono superati”, ha detto l’esperto in Banche Marcello Messori dell’Università di Economia Luiss a Roma su Handelsblatt. “C’è distorsione, e il modello di un legame stretto con il territorio non è efficiente.” Lo stesso vale per i crediti a piccole e medie imprese. Ad esempio ci sono stati alcuni casi, in cui questo è stato collegato all’acquisto delle azioni bancarie.
Migliaia di tagli di posti di lavoro necessari
A novembre, uno studio della società di consulenza di gestione Oliver Wyman ha fornito i dati: nei prossimi cinque anni, le banche italiane devono tagliare 70.000 posti di lavoro, chiudere 7.000 filiali e ridurre i costi di cinque miliardi di euro, se mantengono l’attuale livello di profitto – e “senza nuove crisi, senza Recessione e senza una significativa ricapitalizzazione”, afferma lo studio.
Anche le due grandi banche Unicredit e Intesa Sanpaolo attuano modifiche strutturali. ….. si differenziano dalle piccole banche. In termini di risultati, si differenziano molto dalle piccole banche. Ovvero essi giocano alla pari degli altri istituti di credito del campionato europeo.
I crediti deteriorati rimangono un problema
Il problema cronico delle banche rimangono i crediti deteriorati sui documenti contabili, anche se la riduzione sta procedendo. “Il sistema bancario italiano è oggi di gran lunga più forte” afferma l’ex Ministro Padoan “questo si può vedere chiaramente dalla notevole riduzione dei crediti deteriorati.”
Unicredit si è liberata di 50 miliardi di euro di crediti deteriorati, all’inizio dell’anno dovrebbero essere 10 miliardi di euro. A dicembre 2017, Intesa Sanpaolo ha ridotto i suoi crediti in sofferenza di circa 20 miliardi di euro. “Li stiamo riducendo più velocemente”, dice Messina. “Il ritmo è più veloce del nostro piano strategico dal 2018 al 2021, oggi abbiamo già raggiunto l’80% dell’obiettivo”.
“L’Italia non è un paese debole”
Cosa deve venire quest’anno? “Una profonda evoluzione e poi aggregazioni”, dice l’esperto Messori. “L’Italia non è un Paese debole”, spiega Messina, il capo dell’Intesa. È vero che c’è un grande debito pubblico ma ci sono molti patrimoni privati. E la maggior parte delle imprese ha un’alta liquidità. “Lavorando con la parte italiana da tripla A, la quale è paragonabile alle regioni economicamente più forti della Germania, allora possono essere interessanti per gli investitori internazionali.