Proliferación de cabestros y mastuerzas

Por Javier Marías

No sé cómo se las gasta la gente en las demás ciudades. O bueno, sí en alguna que otra, pero como no vivo en ellas ni son la mía, será más prudente y diplomático dejarlas de lado. En Madrid prolifera cada vez más una fauna para mi insólita, y eso que, con excepciones, llevo viviendo aquí desde mi nacimiento en los años cincuenta, cuando había mucha más pobreza, analfabetismo y burricie, o eso parecía. Con la llegada de la democracia hubo un periodo en el que todo mejoró bastante. No sólo en lo político, claro, también en lo cívico. Se deseaba equipararse con los otros países europeos, los ciudadanos mantenían el suelo de sus calles un poco menos guarro, los bares empezaron a no estar tan sembrados de colillas, huesos de aceitunas y cáscaras varias, hombres y mujeres hicieron un pequeño esfuerzo por mejorar su aspecto y por tratarse con algo semejante a la cortesía; la policía, que durante décadas había desplegado autoritarismo y malas maneras, cuando no brutalidad a secas, procuró hacerse educada y amable y ponerse al servicio de quienes le pagaban el sueldo, no por encima de ellos; lo mismo los políticos, a diferencia de los actuales. Nunca se nos fue, con todo, cierto elemento de zafiedad y grosería que parece consustancial a una buena porción de españoles. Nunca la televisión ha dejado de emitir mil programas soeces, hasta hoy mismo. Nunca ha dejado de haber mastuerzos y cabestros por nuestras calles, pero durante un tiempo breve se ejerció cierta presión tácita contra ellos. A veces basta con que la mayoría mire mal actitudes, para que quienes las observan se cohíban un poco, se abstengan otro poco.

Hace mucho que esto ha acabado. He aquí un ejemplo ilustrativo: llevo años viendo cómo en el callejón de Felipe III, legiones de individuos, una noche sí y otra también, mean contra sus arcos con desparpajo absoluto. Disculpen la ingrata imagen, pero, al tener ese callejón leve cuesta, permanentes chorros bajan hasta la calle Mayor, y como los alcaldes nos han puesto granito hasta donde había hierba o tierra, los repugnantes churretones, una vez secos, jamás desaparecen sino que van en bochornoso aumento. No hace falta decir que los meadores solían ser varones. Hasta hace poco, y esto, para mí, pertenece a lo insólito. Hará un mes vi, sin embargo, por vez primera, a una joven hacer sus necesidades en ese desdichado meadero. Estaba claramente “cocida”, lo tomé por excepcional. Pero un par de semanas más tarde pillé a otra en la misma postura animalesca. Dos veces puede ser coincidencia, me dije, tres ya serían tendencia. Pues bien, un reciente jueves a las nueve de la noche, ni siquiera muy tarde ni en fin de semana de borracheras, en la calle del Puñonrostro veo a una mujer, no una jovenzuela, que se ha bajado los pantalones tranquilamente y evacúa su líquido en cuclillas. Me dieron ganas de hacer honor al nombre de la calle, pero jamás sería violento con una mujer, etc. A continuación las ganas fueron de afearle la conducta pero me di cuenta de que eso tampoco es ya posible. Se ha llegado a tal grado de consentimiento de los comportamientos inciviles que hoy, si uno chista a quienes arman bulla de madrugada, corre el riesgo de que éstos se indignen y le den una paliza; si mira mal a quien tira algo al suelo con papelera a mano, recibirá una sarta de improperios; si en un cine ruega a alguien que no sorba ni mastique hasta el punto de convertir en inaudible la película, le contestará que hace lo que le sale del puro y lo mandará a la mierda (eso con suerte); si se queja al que ha aparcado en doble fila, es probable que éste salga con una llave inglesa y le parta el cráneo; si llama la atención a quien se ha colado en una cola, éste lo pondrá de vuelta y media …. Así que, a la altura de la meadora de Puñonrostro sólo me atreví a decir “Jóder”, como quien lo dice para sí mismo.

La brutalidad sólo crece en esta ciudad gobernada por el PP desde hace veintitantos años. Por supuesto jamás hay un guardia que le haga la menor observación a nadie. Ni educado y amable como los de hace dos o tres décadas ni tampoco autoritario. Bueno, estos últimos abundan cada vez más, pero suelen estar todos ocupados con los manifestantes pacíficos, en preaplicación de la Ley de Seguridad neofranquista que nos va a aprobar el actual Gobierno, el cual también alberga unos cuantos mastuerzos.

Traduzione:

Una continua proliferazione di stolti e balordi

                                                                                                                                                 Di Javier Marías

Non so come se la passino le persone nelle altre città. O meglio, in alcune sì, ma dato che non ci vivo e non sono mie, sarebbe più prudente e diplomatico metterle da parte. A Madrid prolifera sempre di più una fauna per me insolita, anche se vivo qui, occasionalmente, da quando sono nato negli anni Cinquanta, quando c’era più povertà, analfabetismo e bestialità, o così sembrava. Con l’avvento della democrazia, per un periodo, le cose sono migliorate abbastanza. Non solo in ambito politico ovviamente, anche in quello civico. C’era il desiderio di mettersi in paro con gli altri paesi europei, i cittadini mantenevano le loro strade un po’ meno luride, i bar cominciavano a non essere così pieni di mozziconi di sigarette, noccioli di olive e bucce varie, uomini e donne si sono sforzati per migliorare il loro aspetto e per comportarsi nel modo più cortese possibile: la polizia, che per decenni aveva mostrato autoritarismo e cattive maniere, se non direttamente brutalità, ha iniziato ad essere educata e gentile e a mettersi al servizio di coloro che gli pagavano lo stipendio, e non al di sopra di loro; la stessa cosa vale per i politici, a differenza di quelli odierni. Tuttavia, certi elementi di rozzezza e maleducazione, che sembrano essere tipici di gran parte degli spagnoli, non sono svaniti. Non ha mai smesso la televisione di trasmettere migliaia di programma volgari, fino ad oggi. Non hanno mai smesso di esserci balordi e stolti per le strade, ma per un breve periodo è stata esercitata una certa pressione tacita su di loro. A volte è sufficiente che la maggior parte delle persone guardi male degli atteggiamenti, affinché coloro che li adottano si inibiscono o si astengano completamente.

È ormai da tanto tempo che è finito. Ecco un esempio illustrativo: sono anni che vedo, una notte si e l’altra pure, come gruppi di persone nel vicolo di Felipe III piscino sui suoi archi con assoluta disinvoltura. Scusatemi per la sgradevole immagine, ma essendo questo vicolo in lieve pendenza, continui flussi scendono fino a calle Mayor, e poiché i sindaci ci hanno messo il granito lì dove c’era l’erba o la terra, le ripugnanti torrenti di pipì, una volta secchi, non spariscono mai bensì sono in imbarazzante aumento. Inutile dire che i pisciatori fossero maschi. Fino a poco tempo fa e questo per me appartiene all’insolito. Sarà un mese che ho visto per la prima volta tuttavia una giovane fare i suoi bisogni in quel pietoso pisciatoio. Era chiaramente “lessa”, l’ho preso come un evento eccezionale. Ma un paio di settimane dopo ho beccato un’altra nella stessa postura animalesca. Mi sono detto che due volte possono essere una coincidenza, già tre diventa una moda. Ebbene, pochi giovedì fa verso le nove di sera, né era troppo tardi né un weekend di bevute, in via Puñonrostro ho visto una donna, non una giovincella, che si è abbassata tranquillamente i pantaloni e ha evacuato i suoi liquidi accovacciata. Mi era venuta voglia di onorare il nome della strada dandole un pugno in faccia, ma non sarei mai stato violento con una donna ecc. In seguito le intenzioni erano di rimproverare la sua condotta ma mi sono reso conto che nemmeno questo è più possibile. Si è giunti ad un tale livello di accettazione dei comportamenti incivili che oggi, se riprendiamo coloro che fanno rumore all’alba, corriamo il rischio di farli infuriare e che ce le diano di santa ragione; se guardiamo male chi getta qualcosa a terra nonostante il cestino sia vicino, riceveremo un mucchio di insulti; se in un cinema chiediamo a qualcuno di non succhiare o sgranocchiare al punto da rendere il film inaudibile, la risposta sarà che fa il cavolo che vuole e verremo mandati a quel paese (se siamo fortunati); se ci lamentiamo con chi ha parcheggiato in doppia fila, è probabile che questo esca con una chiave inglese e ci rompa il cranio; se richiamiamo chi cerca di imbucarsi in una fila, ce ne dirà di tutti i colori… Ecco perché alla vista della pisciatrice di Puñonrostro ho osato dire soltanto “Che cazzo”, come chi lo dice tra sé e sé.

La brutalità cresce solamente, in questa città governata dal Partito Popolare da circa venti anni. Ovviamente non c’è mai una guardia che rimproveri qualcuno. Non sono né educati e gentili come quelli di venti o trenta anni fa né sono autoritari. In realtà quest’ultimi aumentano sempre di più, ma solitamente sono occupati con i manifestanti pacifici, la legge di sicurezza neofranchista che approverà il nostro attuale governo, nel quale ci sono molti balordi.

Il mio percorso di lingua araba

مرحبا اسمي برويا وبالعربية اسمي جميلة. عمري واحد وعشرون سنة.
أدرس الترجمة في جامعة سان دومينيكو بروما ومن ببن اللغات التي أدرسها اللغة الانجليزية الإسبانية والألمانية وكذلك اللغة العربية.
حيث قررت أن أدرس لغة غير أوروبية، كنت مترددة بين دراسة اللغة الصينية والروسية. فبمجرد أن بدأنا في الدورات لإختيار لغة أخرى.. وقعت بحبي اللغة العربية.

حضرت درسا مع الأستاذة سهيلة فقد جعلتني أميل الى هذه الثقافة الجميلة وقد لعب حماس ونشاط الأستاذة سهيلة دورا هاما غي ذلك وقد فهمت أيضا بأن دراستي للغة العربية سيزيد من حظي للحصول على العمل في المجال الديبلوماسي .مستقبلا

بالرغم من الصعوبات في البداية أثناء تعلمي هذه اللغة أجدني اليوم أجيد القراءة والكتابة باللغة العربية وقد زادت مشاركتي أنا وزميلاتي في العديد من الأنشطة التي تقوم بها أستاذتي بالتعاون مع بعض الملحقيات العربية في ايطاليا كمشاركتي في اليوم العالمي للغة العربية مع الملحقية الثقافية السعودية التي تقيمها في الجامعات الإيطالية، وكذلك كان لتجربتي في تعليم اللغة الإيطالية في المدرسة الليبية روما أثرا كبيرا في زيادة خبرتي في هذا المجال وتعاملي مع أطفال عرب.

في الأخير أتمنى أن أواصل وأن أتعمق في دراسة اللغة العربية ان شاء الله كل الشكر لأستاذتي سهيلة على كل ماقدمته لي خلال ثلاث سنوات في تعلم والتعرف على ثقافة وحضارة العالم العربي.
الى اللقاء، كانت معكم فيرونيكا…. جميلة.

Traduzione:

Buongiorno, sono Veronica Proia, ho 21 anni e studio interpretariato e traduzione presso la SSML San Domenico. Studio inglese, tedesco, spagnolo e arabo. Mi ricordo che quando ho deciso di fare una lingua extraeuropea ero indecisa tra cinese e russo. Appena iniziati i precorsi ho partecipato ad una lezione di arabo con la professoressa Taibi. Da lì non ho avuto dubbi e ho scelto di intraprendere un bellissimo percorso con la lingua araba. È stata un’ottima decisione, sia per la professoressa, che ad ogni lezione ci trasmette il suo amore per l’insegnamento ma anche perché ho capito che conoscendo la lingua araba potrò avere tantissime opportunità nel mio futuro lavorativo. Nonostante le prime difficoltà, adesso posso leggere e scrivere tranquillamente, con l’orale invece ho ancora qualche difficoltà. Ma oltre il punto di vista scolastico, sono contentissima di aver scelto questo percorso, anche per tutte le opportunità che mi si sono presentate. Abbiamo partecipato ad un corso di calligrafia araba presso l’ufficio culturale dell’Arabia Saudita e molti altri eventi. Questa estate sarei dovuta andare a studiare in Tunisia, ma purtroppo a causa del Covid-19 non credo sarà possibile. Ma l’esperienza che mi ha appassionata maggiormente è stata poter insegnare presso la scuola dell’ambasciata libica di Roma, li ho scoperto un nuovo mondo, mettendomi alla prova e scoprendo cose nuove. Tutto questo è stato possibile grazie alla nostra professoressa, che tiene moltissimo a far fare esperienza ai suoi studenti e non potrò mai ringraziarla abbastanza per questo. Quest’anno mi laureerò e senza dubbio durante la magistrale continuerò lo studio della lingua araba in modo da arrivare ad un livello abbastanza alto per poterci lavorare in futuro. Grazie!

Il lato positivo – Silver Linings Playbook

Il lato positivo (o Silver Linings Book) è un film del 2012 che tratta la storia di Pat Solitano (interpretato da Bradley Cooper), un uomo che, dopo aver passato otto mesi in un istituto psichiatrico perché affetto da disturbo bipolare, torna a vivere a casa con i genitori. Pat, prima del ricovero, lavorava come supplente nello stesso liceo dove lavorava sua moglie Nikki e il suo disturbo emerse dopo aver sorpreso quest’ultima con il professore di storia nella doccia. Uscito dalla clinica, Pat è determinato a ricostruire la propria vita, riprendere il proprio lavoro e a riconquistare sua moglie Nikki, nonostante il provvedimento restrittivo richiesto da lei dopo che Pat ha picchiato l’uomo con cui l’ha sorpresa. Tramite amici di vecchia data, Pat incontra una giovane donna misteriosa e problematica, con la morte prematura di suo marito alle spalle, Tiffany Maxwell (interpretata da Jennifer Lawrence, la quale ha vinto anche un Premio Oscar alla miglior attrice protagonista). Tiffany si offre di aiutare Pat a riconquistare la moglie consegnandole una lettera, ma solo se lui in cambio farà qualcosa di veramente importante per lei: partecipare ad una gara di ballo. Nonostante la collaborazione tra i due non sia semplice, l’amicizia tra Pat e Tiffany aiuta entrambi a distrarsi dal proprio dolore e a guardare il lato positivo della vita. Nel frattempo Pat deve ricucire un rapporto non facilissimo con suo fratello e con suo padre (interpretato da Robert De Niro), accanito tifoso dei Philadelphia Eagles e scommettitore incallito con il sogno di aprire un ristorante. Dopo una serie d’incontri con Tiffany, dovuti alle prove per il ballo, Pat scopre che Tiffany non ha mai consegnato la lettera a Nikki e che la lettera ricevuta da Nikki era stata scritta da Tiffany. Pat alla fine realizza di essere innamorato di Tiffany dal primo giorno in cui si sono incontrati, cosa che le confessa subito dopo la gara di ballo. Il film è stato diretto da David Owen Russel, regista e sceneggiatore statunitense che ha ricevuto 3 candidature ai Premi Oscar come miglior regista, una proprio per il film Il lato positivo – Silver Linings Playbook. Il film, tra le varie candidature, ha ricevuto vari premi, tra cui un Premio Oscar, un premio ai Golden Globes e ai BAFTA e 4 Critics Choice Award. La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo L’orlo argenteo delle nuvole di Matthew Quick, pubblicato nel 2008. Nonostante la trama del film resti molto fedele alla trama del romanzo, sono molte le differenze tra le due opere. Per cominciare i cognomi dei protagonisti nel romanzo sono diversi, infatti il protagonista maschile è Pat Peoples e la protagonista femminile è Tiffany Webster. Nel film, nonostante il tema del disagio mentale sia evidente e ci siano vari momenti di riflessione, la storia viene raccontata in modo più semplice e con scene divertenti, soprattutto durante le interazioni fra Pat e suo padre. Sì comprende che il loro rapporto è complicato ma si vede che alla fine si vogliono bene. Nel libro il personaggio del padre di Pat è completamente diverso, il loro rapporto è complicato e drammatico, infatti il padre si rifiuta di rivolgere la parola al figlio appena uscito dall’ospedale e non sopporta la sua presenza dentro casa. Nonostante il padre compia alcuni piccoli gesti che per Pat hanno molto valore, il loro rapporto non si evolverà come nel film, quindi non si può avere la certezza di quello che il padre prova per il figlio. Un’altra differenza molto evidente è che nel film Pat sa di essere stato in clinica per otto mesi e sa anche il motivo per cui ci è finito, ricorda ciò che è successo con sua moglie e cosa l’ha portata a richiedere un provvedimento restrittivo nei suoi confronti. Tutti questi dettagli nel film vengono svelati molto presto e il processo che porta Pat ad essere consapevole di tutte queste cose è molto meno doloroso. Nel libro invece Pat non ricorda nessuna di queste cose, soprattutto l’episodio successo con sua moglie, che scoprirà solo alla fine, dopo essersi scontrato con la sua incapacità di ricordare. Tutte le vicissitudini dei personaggi vengono svelate poco alla volta, cioè quando i personaggi stessi sono pronti ad affrontarle. Il personaggio di Tiffany è molto più cupo nel romanzo, mentre nel film la vediamo più propensa a ironizzare sul suo comportamento problematico e sul suo passato. Il patto che hanno stretto Pat e Tiffany nel film avviene praticamente all’inizio, mentre nel libro non viene stretto prima della metà della storia. Nel libro inoltre viene dato molto più spazio al rapporto tra Pat e suo fratello e tra Pat e sua madre, una donna iperprotettiva. Il momento del ballo viene trattato in modo diverso nelle due opere. Nel film il ballo viene descritto come il momento più importante della storia, Pat salta una delle prove con Tiffany prima del ballo per partecipare ad una partita di football e al ballo, in cui è presente anche Nikki, i protagonisti gareggiano con dei veri professionisti. Nel libro invece Pat non salta neanche una prova con Tiffany, Nikki non è presente al ballo e Pat e Tiffany gareggeranno contro delle quindicenni. Anche i finali delle due opere sono molto diversi tra di loro. Il film finisce poco dopo la gara di ballo a cui partecipano Pat e Tiffany e rappresenta il lieto fine, mentre nel libro la gara di ballo non è alla fine ma circa a metà e non è densa di tensione e significati come nel film; anche il finale, per quanto positivo, è più malinconico e sfumato, più in stile vita reale che film. Per concludere, possiamo dire che Russel, il regista, ha preso la trama del romanzo riadattandolo in modo più leggero e ironico. Nel romanzo l’atmosfera è drammatica e opprimente e porta il lettore a riflettere sul tema principale della storia, cioè il disagio mentale. L’autore del libro mostra chiaramente le azioni e le reazioni dei protagonisti, mettendoli a confronto tra di loro in varie occasioni e successivamente mettendoli a confronto con la società, in questo modo Pat e Tiffany, nonostante abbiano i loro problemi, hanno modo di osservare i comportamenti degli altri personaggi e di conseguenza capire che alla fine tutti sono un po’ matti e che ricominciare è possibile.

Silver Linings Playbook is a 2012 film that talks about Pat Solitano (performed by Bradley Cooper), a man who, after spending eight months in a psychiatric clinic because of his bipolar disorder, he moves again to his parents’ house. Pat, before the hospitalisation, worked as a substitute teacher in the same high school where his wife Nikki worked and his disorder emerged after surprising her with the history teacher in the shower. After he was dismissed from the clinic, Pat is determined to recreate his life, resume his job and regain his wife Nikki, despite the restraining order she requested after Pat beat up the history teacher. Thanks to long-standing friends, Pat meets a mysterious young woman, who faced the death of her husband, Tiffany Maxwell (performed by Jennifer Lawrence, who also won an Academy Award for Best Actress In A Leading Role). Tiffany offers to help Pat to regain his wife by giving her a letter, but only if he will do something really important for her in return: participate in a dance competition. Although the collaboration between the two is not easy, the friendship between Pat and Tiffany helps both to distract themselves from their grief and to look on the bright side of life. In the meantime, Pat has to mend a difficult relationship with his brother and his father (performed by Robert De Niro), an obstinate Philadelphia Eagles fan and a hardened gambler with the dream of opening a restaurant. After a series of meetings with Tiffany, due to rehearsals for the ball, Pat discovers that Tiffany never delivered the letter to Nikki and that the letter received from Nikki was written by Tiffany. Then he realizes that he was in love with Tiffany from the first day they met, so he confesses it to her right after the dance competition. The film was directed by David Owen Russel, an American director and screenwriter who received 3 Academy Award nominations for Best Director, one of those was for the film Silver Linings Playbook. The film, among other nominations, has received several awards, including an Academy Award, a Golden Globes, a BAFTA and 4 Critics Choice Awards. The film was adapted from Matthew Quick’s novel The Silver Linings Playbook, published in 2008. Even if the film’s plot remains very faithful to the plot of the novel, there are many differences between the two works. Just to start, the surnames of the protagonists in the novel are different, in fact, the male protagonist is Pat Peoples and the female protagonist is Tiffany Webster. In the film, although the theme of mental disorder is evident and there are various moments of reflection, the story is told in a simpler way and with fun scenes, especially during the interactions between Pat and his father. You can understand that their relationship is complicated but you can see that they love each other. In the book the character of Pat’s father is completely different, their relationship is complicated and dramatic, in fact, the father refuses to speak to his son when he was dismissed from the clinic and can’t stand his presence inside the house. Although the father makes some small gestures that are very important for Pat, their relationship won’t evolve as much as it did in the film, so you can’t be sure about which are the feelings of the father to his son. Another evident difference is that in the film Pat knows that he was in the clinic for eight months and also knows how he turned up there, he remembers what happened with his wife and what led her to demand a restraining order against him. All these details in the film are revealed very soon and the process that makes Pat aware of all these things is less painful. On the other hand, in the book Pat doesn’t remember any of these things, especially the episode that happened with his wife, which he will discover only at the end, after having clashed with his inability to remember. All the characters’ vicissitudes are revealed little by little, that is, when the characters themselves are ready to face them. Tiffany’s character is much darker in the novel, while in the film we see her more inclined to ironize about her problematic behaviour and her past. The pact that Pat and Tiffany made in the film takes place practically at the beginning, while in the book it is not made before the half of the story. The book also gives much more space to the relationship between Pat and his brother and between Pat and his mother, an overprotective woman. The moment of the ball is treated differently in the two works. In the film the ball is described as the most important moment of the story, Pat skips one of the rehearsals with Tiffany before the ball to participate in a football match and during the competition, in which Nikki is also present, the protagonists compete with real professionals. In the book instead Pat doesn’t miss a rehearsal with Tiffany, Nikki is not present at the ball and Pat and Tiffany will compete against 15-year-old girls. The endings of the two works are very different from each other. The film ends shortly after the dance competition in which Pat and Tiffany take part and represents the happy ending, while in the book the dance competition is not at the end but about the second half of the work and it is not full of tension and meaning as in the film; even the ending, however positive, is more melancholic and nuanced, more similar to the real life. In conclusion, we can say that Russel, the director, has taken the plot of the novel and adapted it lightly and ironically. In the novel, the atmosphere is dramatic and oppressive and leads the reader to reflect on the main theme of the story, namely the mental disorder.  The author of the book clearly shows the actions and reactions of the protagonists, comparing them to each other in different situations and then confronting them with society, in this way Pat and Tiffany, despite having their problems, have the opportunity to observe the behaviour of the other characters and consequently understand that everyone is a bit crazy and that start again is possible.

The economic consequences of coronavirus pandemic.

The economic consequences are particularly serious for Italy, that, after China, is the country with the highest number of cases to the present day.

Considering the duration and the intensity of the infections curve, it is not unrealistic to think that, during the current year, it could be recorded a drop in the gross domestic product (GDP) until a maximum of one month, namely 150 billion euro. In this event, the GDP drop could range between 4 and 5%, if not more, with consequent negative effects on the unemployment rate. Currently, because of coronavirus, the main institutes of statistics calculate the GDP drop for the 2020 between 1 and 2% in Italy.

Therefore, Italy is required to promptly prepare for this alarming scenario and set out an extraordinary program of public investments and industrial policy. In total, this is expected to be 400 billion euro over 5 years, of which 250 for public investments in tangible and intangible assets and 150 billion for investments in the Italian industrial system, with particular regard to the step toward the digitalisation and the consequent increase of productivity that Italy needs for its competitiveness.

The major industrialized countries, headed by United States of America and European Union, are working in order to bring back in their countries a part of the industrial production outsourced in the last decades, with severe effects on their employment level, which is called reshoring.

The reshoring objective is demonstrated by the European Commission commitment (A stronger European industry for the growth and the economic recovery, 2012) to move, within 2020, from the current 16.5% of the GDP, linked to the manufacturing, to 20%. It is followed by the notable allocation of community funds for the research and the industrial sector development.

As for Italy, it represents an increase in the industrial added value of almost 70 billion euro, with prominent increases of the employment level in the manufacturing sector.

Coronavirus e peste, due delle più grandi pandemie della storia.

Come ben sappiamo, la situazione attuale a causa del Covid-19 è diventata tragica, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Ma partiamo dall’inizio.

Con la pandemia di Covid-19 si intende la malattia respiratoria causata dal coronavirus SARS-CoV-2, un virus che, a differenza di quanto si era pensato in precedenza, non è nato in un laboratorio, bensì in natura. Infatti, questo nuovo coronavirus, proveniente da una specie di pipistrello presente in Asia, si è evoluto fino ad essere in grado di infettare l’uomo, facendo il così detto “salto di specie” e causando dei focolai di malattia. Il primo focolaio si è verificato a Wuhan, una città cinese nella provincia dell’Hubei, nel Dicembre 2019. Purtroppo, inizialmente, la situazione è stata sottovaluta, infatti il governo cinese ha deciso di rendere nota la tragica situazione troppo tardi, così il virus ha raggiunto per prima l’Europa, in particolare l’Italia, per poi diffondersi in tutti i continenti del mondo. Proprio per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di dichiarare la pandemia mondiale l’11 Marzo 2020.

L’Italia è stato colpita fortemente dal coronavirus, tanto da essere il secondo Paese più colpito al mondo con più di 110.000 casi, prima di noi solo gli Stati Uniti. Al momento, secondo provvedimenti presi dal governo italiano, il nostro Paese si trova in quarantena fino al 13 aprile, così come quasi tutto il resto del pianeta, e il fatto che venga prolungata è altamente probabile.

La situazione che stiamo vivendo oggi è molto simile alla situazione verificatasi a causa della pandemia di peste nel XIV, che rappresenta una delle più grandi pandemie della storia. E fu proprio allora che nacque la quarantena. Venezia è stata una delle prime città ad attuare delle misure di sicurezza per arginare la diffusione della peste e una di queste fu proprio l’isolamento di 40 giorni che veniva imposto agli equipaggi delle navi che volevano raggiungere il porto della città. Si può dire che siamo tutti abbastanza informati sulla pandemia della peste e questo lo dobbiamo alla letteratura, in quanto molti autori noti hanno affrontato l’argomento della peste nelle loro opere, tra loro troviamo Boccaccio, Manzoni e Petrarca. Ad esempio Boccaccio nella sua celebre opera il Decameron descrive in modo dettagliato la situazione che stava affrontando l’Italia a causa della pandemia:<<Assai e uomini e donne abbandonarono la propria città, le proprie case, i lor luoghi e i lor parenti e le lor cose, e cercarono l’altrui o almeno il lor contado>>. Leggendo questi versi si comprende subito la somiglianza con la nostra situazione attuale, infatti all’inizio dell’epidemia, quando ancora non era stata imposta la quarantena, molti lavoratori e studenti hanno lasciato le loro case per tornare nelle loro città d’origine, portando ad un aumento smisurato nel numero dei contagi.

Nonostante l’evoluzione scientifica e tecnologica degli ultimi decenni, di fronte ad un nemico invisibile come questo rimaniamo tutti inermi, e questa è soltanto la storia che si ripete.

Isola di Capri

Capri non puoi vederla se non l’hai sognata prima. Solo così può apparirti ancora come il luogo mitico dove la natura incontra la bellezza.
(Raffaele La Capria)

Il mio viaggio in Polonia

A Novembre 2019 sono andata in Polonia con la mia famiglia, siamo stati 3 giorni a Varsavia e 4 giorni a Cracovia. Il viaggio è stato bellissimo, prima di partire avevo sottovalutato la meta, che invece si è rivelata meravigliosa. Varsavia è incantevole, soprattutto in quel periodo, piena di luci e mercatini di natale. L’unica cosa negativa è stato il tempo, faceva freddissimo ed era pieno di nebbia. Nonostante sia la capitale, non è una città come le altre, è abbastanza piccola e molto meno caotica.

Cracovia è una città bellissima, mi ha lasciata senza parole. Moderna, piena di turisti e tantissime cose da vedere, proprio per questo abbiamo prenotato una visita turistica per tutta la città con una guida. Abbiamo visitato il castello di Wawel, il Palazzo del Tessuto nella piazza principale, Kazimierz e il ghetto ebraico, la fabbrica di Schindler e tutte le altre attrazioni famose della città.

Partendo da Cracovia siamo andati alle miniere di sale che si trovano a 20 minuti dalla città.

L’ultima tappa del mio viaggio è stata al campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz e Auschwitz II (Birkenau). Questo luogo ha scatenato in me tante emozioni, purtroppo non positive. Si sente parlare tanto dello sterminio avvenuto in questi campi, a scuola, in televisione ecc. ma poi quando ci si trova sul posto è completamente diverso. Nonostante sia pesante come visita, tutti dovrebbero andarci una volta nella vita, per avere la consapevolezza di come sono andate veramente le cose.

L’invisibilità dell’interprete

Il mantello dell’invisibilità a lavoro (traduzione dell’articolo “Confusion of Donald Trump’s Italian interpreter goes viral – why some jobs are meant to be invisible”)

Dall’incontro bilaterale è emerso che l’interprete Savigni Ullmann era forse molto concentrata solo sull’ascolto e sull’interpretazione consecutiva. Il suo volto appare spesso perplesso, in quanto impegnata a dare un senso a significati complessi e a renderli in un’altra lingua. Indipendentemente da ciò che pensava veramente, l’inconveniente rappresenta un evento raro: un interprete che fa notizia. Come mediatori culturali e linguistici, gli interpreti hanno svolto per secoli un ruolo importante, consolidato a partire dall’evoluzione delle relazioni diplomatiche internazionali e dalla fondazione dell’ONU. In quanto negoziazione e arte cognitiva complessa, l’interpretazione aiuta a facilitare il dialogo e l’intesa tra i diplomatici internazionali, rafforzando la pace e la sicurezza del mondo. L’importanza degli interpreti è particolarmente rilevante nell’attuale clima politico per preservare il flusso del discorso e della diplomazia. Tuttavia, gli interpreti sono tenuti a seguire specifici ideali di neutralità e invisibilità, secondo codici di condotta. Le ricerche dimostrano che il ruolo dell’interprete è inteso come un “ponte” che trasmette il messaggio al pubblico senza alcuna alterazione, intrusione o opinione, neanche attraverso espressioni facciali e emozioni. L’invisibilità degli interpreti li protegge dall’essere ritenuti responsabili delle loro interpretazioni errate o dall’essere accusati di interferenze, e li aiuta a raggiungere una comunicazione trasparente. Ma questo ha anche delle conseguenze negative per il loro riconoscimento professionale, in quanto devono agire come figure nascoste. Ovviamente non sono davvero invisibili: sono fisicamente visibili e udibili, ma il loro ruolo è di rimanere in secondo piano. Più un interprete facilita l’interazione tra le persone senza mostrare di essere in ansia o in difficoltà, più può essere considerato esperto. Tuttavia, quella dell’interprete può rivelarsi una professione difficile. L’interprete si esibisce come voce di altri esperti, nei limiti di tempo, affrontando un vortice di argomenti e terminologia specialistici, in condizioni stressanti e senza rete di sicurezza. È solo nel fallimento, quando commettono errori o attirano l’attenzione inutilmente, che si fanno notare.

Competenze invisibili in un’epoca di autocelebrazione

Cresce la ricerca sul concetto di lavoro invisibile, su quei tipi di lavoro che sono socialmente e culturalmente nascosti alla vista. La mia ricerca riguarda le capacità e le competenze invisibili che le persone sono tenute ad avere in ambienti di lavoro complessi. Guardo dietro le quinte delle realtà in cui vivono professionisti come gli interpreti, per capire l’incessante lavoro che svolgono. In alcune professioni, come l’editing, il lavoro digitale, l’assistenza sociale, il lavoro domestico, e alcuni settori della medicina e dell’infermieristica, l’invisibilità viene con il lavoro. Parte o tutto il lavoro svolto quotidianamente da molti lavoratori rimane nascosto, non riconosciuto, o addirittura oscuro sia alle istituzioni che agli stranieri. Nonostante ciò, questi lavoratori sono fondamentali per il completamento di attività complesse e la produzione di risultati specifici. Questo è il caso degli interpreti, le cui esperte competenze di mediazione linguistica aiutano le altre parti coinvolte ad avere successo. Ma il ruolo invisibile dell’interprete sfida anche la celebrazione della fama nella società. Sempre più lavoratori lottano per aumentare la visibilità del proprio lavoro e della propria professione, ad esempio pubblicizzandosi sui social media. Ma questi esperti invisibili raggiungono la loro realizzazione attraverso il ruolo critico che svolgono nel loro particolare ambiente di lavoro, rimanendo eroi non celebrati. In un’epoca di continua autopromozione, alcune persone costruiscono una carriera che nasconde la propria identità professionale agli occhi del pubblico, per aiutare altre persone ad avere successo. Gli interpreti permettono di continuare lo spettacolo, realizzando progetti che incidono significativamente sulla nostra vita, pur rimanendo una presenza anonima sul palcoscenico.

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