Barcellona, archivio della cortesia; albergo dei forestieri, ospizio dei poveri, pronta a corrispondere gratamente ogni vera amicizia, e unica per bellezza e per posizione. E benché gli avvenimenti che in essa mi sono accaduti non siano stati molto piacevoli ma al contrario incresciosissimi, tuttavia non me ne lamento, solo per il piacere d’averla vista.
(Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, 1605/15)
Monaco, la capitale della Baviera
“Voglio fare di Monaco una città che, chi non l’abbia vista, non possa dire d’avere veduta tutta la Germania.”
(Ludovico I di Baviera)
La bellissima e immortale Londra
“Londra – la bellissima, immortale Londra – non è mai stata una ‘città’ nel semplice senso della parola. Era, ed è, qualcosa che vive, che respira, un leviatano di pietra che ospita segreti sotto le sue scaglie. Li custodisce gelosamente, nascondendoli nel profondo del suo corpo.”
(Samantha Shannon)
Berlino, una delle città più simboliche del mondo
“Berlino combina la cultura di New York, il traffico di Tokyo, la natura di Seattle, ed i tesori storici di, beh, di Berlino.”
(Hiroshi Motomura)






Fuerteventura: un’isola indimenticabile
“Per me Fuerteventura è stata una vera oasi, un’oasi dove il mio spirito ha bevuto le acque vivificanti, e l’ho lasciata rinfrescato e corroborato per continuare il mio viaggio nel deserto della civiltà. Non posso dirLe tutto quello che ho ricevuto dal contatto con Lei. Vedo la vita da una prospettiva diversa.”
(Miguel de Unamuno)
New York aveva tutta l’iridescenza dell’inizio del mondo.
Era troppo per crederla vera; così complicata, immensa, insondabile. E così bella, vista da lontano: canyon d’ombra e di luce, scoppi di sole sulle facciate in cristallo, e il crepuscolo rosa che incorona i grattacieli come ombre senza sfondo drappeggiate su potenti abissi.
(Jack Kerouac)
Coronavirus: how Italy is facing this pandemic
The term Covid-19 refers to the respiratory disease caused by the SARS-CoV-2 coronavirus, a virus that isn’t born in a laboratory, but in nature. Indeed, this new coronavirus, that comes from an Asian species of bat, evolved up to be able to infect the human being, causing main sites of disease. The first main site took place in December 2019 in Wuhan, a Chinese city in the region of Hubei. Unfortunately, the situation was underestimated, in fact the Chinese government decided to let the tragic situation be known too late, so the virus reached Europe first, in particular Italy, and then all the continents. The World Health Organization, for this reason, decided to declare the global pandemic on 11 March 2020. Italy was intensely affected by coronavirus. Our country faced a lot of difficult moments from the discovery of the first two cases of coronavirus in Italy, all sectors were stopped, schools were closed, together with shops, bars, restaurants, churches, offices and all the places in which were created groups. (Italian citizens were in quarantine from the 9th of March and just few days ago, the 4th of March, we started the phase 2, in which it is allowed to go out, but just to visit relatives or to play sports, as long as people don’t get out of the region and don’t create groups. Solidarity is the keyword in this difficult moment for Italy.)
Giorgio Armani was among the first to donate to hospitals in our country. Now a new gesture of generosity comes from the great Italian designer: he will convert fashion production into lab coats for healthcare workers committed to coping with the spread of coronavirus. Like him, many other companies in the fashion industry have taken the field to help healthcare. (With a note, the Armani group announced that it will convert all its Italian production plants to make disposable coats for the individual protection of health workers who are fighting against covid 19. Armani has already donated 2 million euros, first in favour of the Civil Protection and of some hospitals such as Luigi Sacco, San Raffaele, the Cancer Institute of Milan and Spallanzani in Rome. )
(The Made in Italy brand continues to respond to the country’s Covid-19 emergency with generosity and ingenuity, donating enormous sums of cash and putting its factories at the disposal of the national effort. In addition, the digital entrepreneur Chiara Ferragni and her husband Fedez, are doing their part to fight the coronavirus crisis.)
They donated 100 thousand euros and launched a fundraising campaign thanks to which an additional intensive care unit was set up at the San Raffaele hospital. More than 4.4 million euros have been raised so far thanks to the generosity of over 202 thousand people. Anyone can also participate with a minimum donation of 5 euros through the gofundme online platform. The initiative carried out with the collaboration of Prof. Alberto Zangrillo, head of cardiovascular intensive care and general of San Raffaele Hospital in Milan, will support the intensive care, a super-specialist environment for the seriously ill.
Codice deontologico
Il codice deontologico è un codice di comportamento a cui il professionista deve attenersi per l’esercizio della sua professione. Nel caso degli interpreti e dei traduttori, questo può cambiare a seconda delle associazioni a cui sono associati. Di seguito, il codice dell’associazione UNITALIA a cui sono iscritta.
TITOLO I – Principi generali
Articolo 1 – Ambito di applicazione
Le norme deontologiche si applicano a tutti i traduttori e gli interpreti nell’esercizio della loro attività e nei rapporti tra loro e con i terzi.
Articolo 2 – Potestà disciplinare e regolamentare
Spetta agli organi disciplinari la potestà di irrogare sanzioni per violazione delle norme deontologiche, spetta altresì agli organi dell’Associazione precisare le regole di condotta per la migliore tutela del decoro della professione.
Articolo 3 – Volontarietà dell’azione
La responsabilità disciplinare discende dalla volontarietà dell’azione indipendentemente dal dolo o dalla colpa. Oggetto di valutazione è il comportamento complessivo dell’incolpato sicché, anche quando siano mossi vari addebiti nell’ambito di uno stesso procedimento, la sanzione deve essere unica.
Articolo 4 – Attività all’estero
Nell’esercizio di attività professionale all’estero traduttori e interpreti sono soggetti alle norme deontologiche interne nonché alle norme deontologiche dell’Associazione presente nel Paese in cui viene svolta l’attività, se ciò è previsto a condizioni di reciprocità.
Articolo 5 – Dovere di probità dignità e decoro
Il traduttore e l’interprete devono ispirare la propria condotta all’osservanza dei doveri di probità, dignità e decoro. È fatto divieto al traduttore e all’interprete, nell’esercizio della professione, di esprimere opinioni politiche o personali e di rilasciare dichiarazioni pubbliche circa la propria ideologia politica. Con la propria attività di traduzione i soci non devono contribuire in maniera consapevole alla perpetrazione di reati o azioni illecite.
Articolo 6 – Dovere di lealtà e correttezza
Il traduttore e l’interprete devono svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza. Al traduttore e all’interprete è assolutamente vietato trarre un utile personale da informazioni di cui vengano a conoscenza nell’esercizio della professione o nell’adempimento di un incarico. L’interprete deve svolgere il proprio incarico con obiettività ed equidistanza, e l’interprete di tribunale deve tenere sempre presente il fatto che opera nell’interesse superiore della Giustizia. Il traduttore deve eseguire a regola d’arte e personalmente l’incarico affidatogli.
Articolo 7 – Dovere di diligenza
Il traduttore e l’interprete devono adempiere ai propri doveri professionali con diligenza. In particolare devono rispettare le modalità e i termini dell’incarico. I traduttori devono altresì rispettare i termini di consegna se espressamente previsti e sottoscritti e devono curare l’aspetto esteriore del testo tradotto.
Articolo 8 – Dovere di segretezza e riservatezza
È dovere del traduttore e dell’interprete conservare il segreto sull’attività prestata e mantenere comunque la riservatezza sugli affari trattati. Il traduttore e l’interprete devono inoltre provvedere alla salvaguardia dei documenti in loro possesso.
® Articolo 9 – Dovere di competenza
L’accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere quell’incarico. In ogni caso il traduttore e l’interprete devono comunicare al committente le circostanze impeditive alla prestazione dell’attività richiesta e così eventualmente la necessità dell’integrazione con altro collega.
Articolo 10 – Dovere di aggiornamento professionale
È dovere del traduttore e dell’interprete curare costantemente la propria preparazione professionale, sia in campo strettamente linguistico sia riguardo alla propria cultura generale e specialistica.
Articolo 11 – Dovere di adempimento previdenziale e fiscale
Il traduttore e l’interprete hanno il dovere di provvedere agli adempimenti previdenziali e fiscali prescritti dalle Leggi cogenti e dalle norme in vigore.
Articolo 12 – Dovere di evitare incompatibilità
È dovere del traduttore e dell’interprete evitare situazioni di incompatibilità e comunque segnalare al committente eventuali motivi di conflitto d’interesse che possano compromettere la qualità della prestazione, richiedendo, nel dubbio, il parere dell’Associazione.
Articolo 13 – Divieto di pubblicità
È consentita solo la pubblicità specifica e informativa, in ordine al proprio particolare ramo di attività o specializzazione, purché attuata con discrezione e in modo da non recare offesa alla dignità della professione.
Articolo 14 – Divieto di intermediazione
La collaborazione tra professionisti non deve costituire il presupposto dell’intermediazione a fini di lucro.
® Articolo 15 – Dovere di rispettare le condizioni di lavoro
È dovere del traduttore e dell’interprete rispettare le condizioni di lavoro definite da UNITALIA.
¯ TITOLO II – Rapporti con i colleghi
Articolo 16 – Rapporto di colleganza
Il traduttore e l’interprete devono mantenere sempre nei confronti dei colleghi un atteggiamento di cordialità e lealtà, al fine di rendere più serena e corretta l’attività professionale. Devono astenersi da ogni attività o forma di pubblicità che possa arrecare danno o pregiudizio ad altri colleghi. In particolare non devono esprimere critiche sui colleghi per il loro operato, né ingenerare la convinzione della superiorità o convenienza delle proprie prestazioni.
Articolo 17 – Divieto di accaparramento di committenti
Il traduttore e l’interprete si asterranno da qualsiasi comportamento che possa definirsi “concorrenza sleale”. È fatto inoltre divieto al traduttore e all’interprete di sfruttare informazioni, eventualmente ottenute, riguardanti i committenti di altri colleghi o di approfittare di incarichi in équipe al fine di accaparrarsi committenti.
Articolo 18 – Notizie riguardanti i colleghi
È tassativamente vietata la diffusione di notizie relative alla persona e ai comportamenti di un collega. Eventuali violazioni del codice deontologico devono essere rappresentate per iscritto esclusivamente agli organi disciplinari.
¯ TITOLO III – Rapporti con i committenti
Articolo 19 – Rapporto di fiducia
Il rapporto fiduciario è alla base dell’attività professionale.
Articolo 20 – Mancata prestazione di attività
Costituisce violazione dei doveri professionali, sanzionabile anche disciplinarmente, il mancato o ritardato svolgimento dell’incarico ricevuto, quando la mancanza sia riferibile a negligenza o trascuratezza (indipendentemente dal fatto che ne derivi pregiudizio agli interessi del committente).
Articolo 21 – Obbligo di informazione
Il traduttore e l’interprete devono rendere note al committente le condizioni di lavoro applicabili all’incarico e fornirgli tutte le informazioni relative.
Articolo 22 – Obbligo di restituzione di documenti
Il traduttore e l’interprete sono tenuti a restituire al committente tutta la documentazione ricevuta, quando questi ne faccia richiesta.
Articolo 23 – Azioni contro il committente per il pagamento del compenso
In ottemperanza a quanto previsto dalle condizioni di lavoro, il traduttore e l’interprete devono richiedere che gli incarichi siano conferiti per iscritto. Ove la corresponsione del compenso non avvenga entro i termini prescritti il traduttore e l’interprete possono procedere giudizialmente nei confronti del committente per il pagamento delle proprie prestazioni professionali.
Articolo 24 – La testimonianza del traduttore o dell’interprete
Per quanto possibile, il traduttore e l’interprete devono astenersi dal deporre come testimoni su circostanze apprese nell’esercizio della propria attività professionale o inerenti all’incarico ricevuto.
¯ TITOLO IV – Rapporti con le altre associazioni
Articolo 25 – Devono essere favoriti i rapporti con le altre associazioni di categoria, ai fini della circolazione delle informazioni e dell’attuazione di azioni comuni a tutela della professione. Tali rapporti sono riservati al Presidente o ai suoi delegati personali esclusivamente nell’ambito della delega loro conferita.
Articolo 26 – L’appartenenza dei soci UNITALIA ad altre associazioni o gruppi è ammessa purché lo Statuto o i Regolamenti e gli scopi degli stessi non siano in contrasto con le disposizioni dello Statuto, del Regolamento, del Codice Deontologico o delle Condizioni di Lavoro di UNITALIA.
Articolo 27 – I soci di UNITALIA che rivestono cariche rappresentative in altre associazioni o dalle quali siano delegati, devono astenersi dal partecipare ad incontri di lavoro tra UNITALIA e tali associazioni per evitare situazioni conflittuali.
Ausblick auf 2020 Stellenstreichungen, faule Kredite: Das sind die Baustellen von Italiens Banken
Neue Bankenpleiten drohen Italien im kommenden Jahr nicht. Dafür stehen die Geldhäuser vor anderen Problemen. Experten pochen vor allem auf Stellenstreichungen.
Regina Krieger im Handelsblatt vom 30.12.2019
Die große Bankenkrise droht Italien 2020 nicht. Dennoch müssen die Geldhäuser an einigen Problemen arbeiten.
Wirklich überraschend kam die vorerst letzte Bankenpleite in Italien nicht. Die Banca Popolare di Bari galt schon länger als Wackelkandidat. Ein gutes Jahr nachdem die Regionalbank Banca Carige in Schieflage geraten war, mahnte die italienische Zentralbank Mitte Dezember zur Vorsicht und stellte die Volksbank aus Apulien schließlich unter Aufsicht.
Die Leitungsebene wurde entlassen, und staatliche Kommissare wurden eingesetzt – genau wie vor zweieinhalb Jahren beim Institut Monte dei Paschi, das vom Staat gerettet wurde und dessen Großaktionär das römische Finanzministerium ist. Allerdings: Die Krisenbank Banca Popolare di Bari ist viel kleiner als das Geldhaus aus Siena. Auswirkungen auf das Finanzsystem des Landes dürfte die Schieflage der Volksbank aus Bari daher nicht haben.
Überraschend waren jedoch die Details der Pleite, die erst bekannt wurden, nachdem die Staatsanwaltschaft in Bari Ermittlungen aufgenommen hatte. Aus Dokumenten und Mitschnitten wurde deutlich, dass die Sparer und Anteilseigner der Volksbank seit Langem bewusst getäuscht worden waren. „Die Bilanzen der Filialen waren alle gefälscht, und es gab zu viele unregelmäßige Kredite“, sagte Vincenzo De Bustis, ehemaliger CEO der Banca Popolare di Bari, in dem beschlagnahmten Mitschnitt.
Vor allem die rund 70.000 Anteilseigner sind betroffen, die in gutem Glauben und nach schlechter Beratung Bankanleihen gekauft hatten. Der Staat griff auch deshalb bei der Bankenrettung ein, um sie zu schützen. Andernfalls hätten sie nach der europäischen Gläubigerbeteiligung ihr Erspartes verloren.
Kurz vor Weihnachten gab es weitere Enthüllungen: So wurde bekannt, dass der ehemalige Verwaltungsratschef und sein Sohn kurz vor der kommissarischen Verwaltung der Bank Millionenbeträge von ihren privaten Konten auf eine andere Bank transferiert hatten. Solche Details spiegeln die eine Seite des Problems bei kleinen und mittleren Banken in Italien wider. Denn ein ähnliches Verhalten hatte es auch bei den vorherigen Pleiten im Land gegeben: selbstherrliche lokale Fürsten, die vor allem im eigenen Interesse handeln, Klientelismus und Missmanagement.
Die andere Seite sind strukturelle Probleme. „Das Businessmodell der kleinen und mittleren Institute ist überholt“, sagt Bankenexperte Marcello Messori von der römischen Wirtschaftsuni Luiss dem Handelsblatt. „Es gibt Verzerrungen, und das Modell der engen Bindung an das Territorium ist nicht effizient.“ Das gelte auch für die Kreditvergabe an die kleinen und mittleren Unternehmen. So habe es etwa Fälle gegeben, bei denen diese an den Kauf von Bankaktien gekoppelt worden sei.
Tausende Stellenstreichungen nötig
Eine Studie der Strategieberatung Oliver Wyman von November nennt Zahlen: Die italienischen Banken müssen in den nächsten fünf Jahren 70.000 Stellen streichen, 7.000 Filialen schließen und die Kosten um fünf Milliarden Euro reduzieren, wenn sie ihr derzeitiges Gewinnniveau halten wollen – und das „ohne neue Krisen, ohne eine Rezession und ohne signifikante Kapitalerhöhungen“, heißt es in der Studie.
Auch die beiden Großbanken Unicredit und Intesa Sanpaolo unternehmen strukturelle Anpassungen. Was ihre Ergebnisse angeht, unterscheiden sie sich stark von den kleinen Banken. Sie spielen nämlich mit anderen Geldinstituten in der europäischen Liga auf Augenhöhe.
Faule Kredite bleiben ein Problem
Das chronische Problem der Banken bleiben die faulen Kredite in den Büchern, obwohl der Abbau läuft. „Das italienische Bankensystem ist heute weitaus gestärkter als vor einigen Jahren“, sagt Ex-Minister Padoan. „Das sieht man deutlich beim starken Abbau der NPL, der notleidenden Kredite.“
So befreite sich Unicredit von 50 Milliarden Euro an ausfallgefährdeten Forderungen, zu Jahresbeginn sollen es zehn Milliarden Euro sein. Intesa Sanpaolo hat seine notleidenden Kredite seit Dezember 2017 um rund 20 Milliarden Euro reduziert. „Wir bauen sie schneller ab“, sagt Messina. „Das Tempo ist höher, als es unser Strategieplan 2018 bis 2021 vorsieht, wir haben heute schon 80 Prozent des Ziels erreicht.“
„Italien ist kein schwaches Land“
Was muss kommen in diesem Jahr? „Eine tiefgreifende Weiterentwicklung und dann Aggregationen“, sagt Experte Messori. „Italien ist kein schwaches Land“, erklärt Intesa-Chef Messina. Es habe zwar eine hohe Staatsverschuldung, aber viel privates Vermögen. Und die Mehrzahl der Unternehmen habe eine hohe Liquidität. „Wenn man mit dem Triple-A-Teil Italiens arbeitet, der vergleichbar ist mit den wirtschaftsstärksten Regionen von Deutschland, dann kann das für internationale Investoren sehr interessant sein.“
Traduzione:
Sguardo al 2020: taglio dei posti di lavoro, crediti deteriorati: questi sono i cantieri delle banche italiane
I nuovi fallimenti delle banche non metteranno a rischio l’Italia nell’anno a venire. D’altra parte gli istituti di credito dovranno affrontare altri problemi. Gli esperti insistono soprattutto sui tagli ai posti di lavoro.
Regina Krieger su Handelsblatt il 30/12/2019
La grande crisi bancaria non minaccia l’Italia nel 2020. Tuttavia, le istituzioni bancarie devono lavorare su alcuni problemi.
L’ultimo fallimento bancario in Italia non è stato del tutto inaspettato. La Banca Popolare di Bari era già da tempo una candidata instabile. Un anno dopo la crisi della Banca Regionale Banca Carige, la Banca Centrale Italiana a dicembre ha richiamato alla prudenza e infine ha messo sotto controllo la Banca Popolare di Puglia.
L’amministrazione è stata licenziata e sono stati nominati dei commissari statali – proprio come all’Istituto Monte dei Paschi due anni e mezzo fa, che è stata salvata dallo Stato e il cui principale azionista è il Ministero delle Finanze di Roma. Tuttavia: La banca in crisi Banca Popolare di Bari è molto più piccola dell’istituto di credito di Siena. La situazione instabile della Banca Popolare, per questo motivo, non dovrebbe avere effetti sul sistema finanziario del Paese.
Tuttavia, sono stati sorprendenti i dettagli della bancarotta, che sono stati scoperti dopo che la procura di stato di Bari aveva avviato le indagini. Dai documenti e dalle intercettazioni è emerso chiaramente che, i risparmiatori e gli azionisti della banca popolare, a lungo, erano stati ingannati deliberatamente. “I bilanci delle filiali erano stati contraffatti e c’erano molti crediti irregolari”, ha detto Vincenzo De Bustis, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, nella registrazione confiscata.
In particolare, circa 70.000 azionisti erano coinvolti, che in buona fede e a causa di una cattiva consulenza, hanno comprato le obbligazioni bancarie. Anche per questo motivo, lo Stato è intervenuto sul salvataggio delle banche per proteggerle. Altrimenti avrebbe perso i loro risparmi dopo il salvataggio interno europeo.
Poco prima di natale ci sono state ulteriori rivelazioni: è stato scoperto che l’ex capo del consiglio amministrativo e suo figlio, poco prima che la banca venisse presa in gestione commissariale, hanno trasferito vari milioni di euro dal loro conto privato ad un’altra banca. Tali dettagli rispecchiavano un lato del problema di Banche piccole e medie in Italia. Dopo tutto, un comportamento simile si era già visto nei precedenti fallimenti del paese: principi locali presuntuosi che agivano principalmente nel loro interesse, nel loro clientelismo e nella cattiva amministrazione.
L’altro lato è composto dai problemi strutturali. “il modello di business dei piccoli e medi istituti sono superati”, ha detto l’esperto in Banche Marcello Messori dell’Università di Economia Luiss a Roma su Handelsblatt. “C’è distorsione, e il modello di un legame stretto con il territorio non è efficiente.” Lo stesso vale per i crediti a piccole e medie imprese. Ad esempio ci sono stati alcuni casi, in cui questo è stato collegato all’acquisto delle azioni bancarie.
Migliaia di tagli di posti di lavoro necessari
A novembre, uno studio della società di consulenza di gestione Oliver Wyman ha fornito i dati: nei prossimi cinque anni, le banche italiane devono tagliare 70.000 posti di lavoro, chiudere 7.000 filiali e ridurre i costi di cinque miliardi di euro, se mantengono l’attuale livello di profitto – e “senza nuove crisi, senza Recessione e senza una significativa ricapitalizzazione”, afferma lo studio.
Anche le due grandi banche Unicredit e Intesa Sanpaolo attuano modifiche strutturali. ….. si differenziano dalle piccole banche. In termini di risultati, si differenziano molto dalle piccole banche. Ovvero essi giocano alla pari degli altri istituti di credito del campionato europeo.
I crediti deteriorati rimangono un problema
Il problema cronico delle banche rimangono i crediti deteriorati sui documenti contabili, anche se la riduzione sta procedendo. “Il sistema bancario italiano è oggi di gran lunga più forte” afferma l’ex Ministro Padoan “questo si può vedere chiaramente dalla notevole riduzione dei crediti deteriorati.”
Unicredit si è liberata di 50 miliardi di euro di crediti deteriorati, all’inizio dell’anno dovrebbero essere 10 miliardi di euro. A dicembre 2017, Intesa Sanpaolo ha ridotto i suoi crediti in sofferenza di circa 20 miliardi di euro. “Li stiamo riducendo più velocemente”, dice Messina. “Il ritmo è più veloce del nostro piano strategico dal 2018 al 2021, oggi abbiamo già raggiunto l’80% dell’obiettivo”.
“L’Italia non è un paese debole”
Cosa deve venire quest’anno? “Una profonda evoluzione e poi aggregazioni”, dice l’esperto Messori. “L’Italia non è un Paese debole”, spiega Messina, il capo dell’Intesa. È vero che c’è un grande debito pubblico ma ci sono molti patrimoni privati. E la maggior parte delle imprese ha un’alta liquidità. “Lavorando con la parte italiana da tripla A, la quale è paragonabile alle regioni economicamente più forti della Germania, allora possono essere interessanti per gli investitori internazionali.
Proliferación de cabestros y mastuerzas
Por Javier Marías
No sé cómo se las gasta la gente en las demás ciudades. O bueno, sí en alguna que otra, pero como no vivo en ellas ni son la mía, será más prudente y diplomático dejarlas de lado. En Madrid prolifera cada vez más una fauna para mi insólita, y eso que, con excepciones, llevo viviendo aquí desde mi nacimiento en los años cincuenta, cuando había mucha más pobreza, analfabetismo y burricie, o eso parecía. Con la llegada de la democracia hubo un periodo en el que todo mejoró bastante. No sólo en lo político, claro, también en lo cívico. Se deseaba equipararse con los otros países europeos, los ciudadanos mantenían el suelo de sus calles un poco menos guarro, los bares empezaron a no estar tan sembrados de colillas, huesos de aceitunas y cáscaras varias, hombres y mujeres hicieron un pequeño esfuerzo por mejorar su aspecto y por tratarse con algo semejante a la cortesía; la policía, que durante décadas había desplegado autoritarismo y malas maneras, cuando no brutalidad a secas, procuró hacerse educada y amable y ponerse al servicio de quienes le pagaban el sueldo, no por encima de ellos; lo mismo los políticos, a diferencia de los actuales. Nunca se nos fue, con todo, cierto elemento de zafiedad y grosería que parece consustancial a una buena porción de españoles. Nunca la televisión ha dejado de emitir mil programas soeces, hasta hoy mismo. Nunca ha dejado de haber mastuerzos y cabestros por nuestras calles, pero durante un tiempo breve se ejerció cierta presión tácita contra ellos. A veces basta con que la mayoría mire mal actitudes, para que quienes las observan se cohíban un poco, se abstengan otro poco.
Hace mucho que esto ha acabado. He aquí un ejemplo ilustrativo: llevo años viendo cómo en el callejón de Felipe III, legiones de individuos, una noche sí y otra también, mean contra sus arcos con desparpajo absoluto. Disculpen la ingrata imagen, pero, al tener ese callejón leve cuesta, permanentes chorros bajan hasta la calle Mayor, y como los alcaldes nos han puesto granito hasta donde había hierba o tierra, los repugnantes churretones, una vez secos, jamás desaparecen sino que van en bochornoso aumento. No hace falta decir que los meadores solían ser varones. Hasta hace poco, y esto, para mí, pertenece a lo insólito. Hará un mes vi, sin embargo, por vez primera, a una joven hacer sus necesidades en ese desdichado meadero. Estaba claramente “cocida”, lo tomé por excepcional. Pero un par de semanas más tarde pillé a otra en la misma postura animalesca. Dos veces puede ser coincidencia, me dije, tres ya serían tendencia. Pues bien, un reciente jueves a las nueve de la noche, ni siquiera muy tarde ni en fin de semana de borracheras, en la calle del Puñonrostro veo a una mujer, no una jovenzuela, que se ha bajado los pantalones tranquilamente y evacúa su líquido en cuclillas. Me dieron ganas de hacer honor al nombre de la calle, pero jamás sería violento con una mujer, etc. A continuación las ganas fueron de afearle la conducta pero me di cuenta de que eso tampoco es ya posible. Se ha llegado a tal grado de consentimiento de los comportamientos inciviles que hoy, si uno chista a quienes arman bulla de madrugada, corre el riesgo de que éstos se indignen y le den una paliza; si mira mal a quien tira algo al suelo con papelera a mano, recibirá una sarta de improperios; si en un cine ruega a alguien que no sorba ni mastique hasta el punto de convertir en inaudible la película, le contestará que hace lo que le sale del puro y lo mandará a la mierda (eso con suerte); si se queja al que ha aparcado en doble fila, es probable que éste salga con una llave inglesa y le parta el cráneo; si llama la atención a quien se ha colado en una cola, éste lo pondrá de vuelta y media …. Así que, a la altura de la meadora de Puñonrostro sólo me atreví a decir “Jóder”, como quien lo dice para sí mismo.
La brutalidad sólo crece en esta ciudad gobernada por el PP desde hace veintitantos años. Por supuesto jamás hay un guardia que le haga la menor observación a nadie. Ni educado y amable como los de hace dos o tres décadas ni tampoco autoritario. Bueno, estos últimos abundan cada vez más, pero suelen estar todos ocupados con los manifestantes pacíficos, en preaplicación de la Ley de Seguridad neofranquista que nos va a aprobar el actual Gobierno, el cual también alberga unos cuantos mastuerzos.
Traduzione:
Una continua proliferazione di stolti e balordi
Di Javier Marías
Non so come se la passino le persone nelle altre città. O meglio, in alcune sì, ma dato che non ci vivo e non sono mie, sarebbe più prudente e diplomatico metterle da parte. A Madrid prolifera sempre di più una fauna per me insolita, anche se vivo qui, occasionalmente, da quando sono nato negli anni Cinquanta, quando c’era più povertà, analfabetismo e bestialità, o così sembrava. Con l’avvento della democrazia, per un periodo, le cose sono migliorate abbastanza. Non solo in ambito politico ovviamente, anche in quello civico. C’era il desiderio di mettersi in paro con gli altri paesi europei, i cittadini mantenevano le loro strade un po’ meno luride, i bar cominciavano a non essere così pieni di mozziconi di sigarette, noccioli di olive e bucce varie, uomini e donne si sono sforzati per migliorare il loro aspetto e per comportarsi nel modo più cortese possibile: la polizia, che per decenni aveva mostrato autoritarismo e cattive maniere, se non direttamente brutalità, ha iniziato ad essere educata e gentile e a mettersi al servizio di coloro che gli pagavano lo stipendio, e non al di sopra di loro; la stessa cosa vale per i politici, a differenza di quelli odierni. Tuttavia, certi elementi di rozzezza e maleducazione, che sembrano essere tipici di gran parte degli spagnoli, non sono svaniti. Non ha mai smesso la televisione di trasmettere migliaia di programma volgari, fino ad oggi. Non hanno mai smesso di esserci balordi e stolti per le strade, ma per un breve periodo è stata esercitata una certa pressione tacita su di loro. A volte è sufficiente che la maggior parte delle persone guardi male degli atteggiamenti, affinché coloro che li adottano si inibiscono o si astengano completamente.
È ormai da tanto tempo che è finito. Ecco un esempio illustrativo: sono anni che vedo, una notte si e l’altra pure, come gruppi di persone nel vicolo di Felipe III piscino sui suoi archi con assoluta disinvoltura. Scusatemi per la sgradevole immagine, ma essendo questo vicolo in lieve pendenza, continui flussi scendono fino a calle Mayor, e poiché i sindaci ci hanno messo il granito lì dove c’era l’erba o la terra, le ripugnanti torrenti di pipì, una volta secchi, non spariscono mai bensì sono in imbarazzante aumento. Inutile dire che i pisciatori fossero maschi. Fino a poco tempo fa e questo per me appartiene all’insolito. Sarà un mese che ho visto per la prima volta tuttavia una giovane fare i suoi bisogni in quel pietoso pisciatoio. Era chiaramente “lessa”, l’ho preso come un evento eccezionale. Ma un paio di settimane dopo ho beccato un’altra nella stessa postura animalesca. Mi sono detto che due volte possono essere una coincidenza, già tre diventa una moda. Ebbene, pochi giovedì fa verso le nove di sera, né era troppo tardi né un weekend di bevute, in via Puñonrostro ho visto una donna, non una giovincella, che si è abbassata tranquillamente i pantaloni e ha evacuato i suoi liquidi accovacciata. Mi era venuta voglia di onorare il nome della strada dandole un pugno in faccia, ma non sarei mai stato violento con una donna ecc. In seguito le intenzioni erano di rimproverare la sua condotta ma mi sono reso conto che nemmeno questo è più possibile. Si è giunti ad un tale livello di accettazione dei comportamenti incivili che oggi, se riprendiamo coloro che fanno rumore all’alba, corriamo il rischio di farli infuriare e che ce le diano di santa ragione; se guardiamo male chi getta qualcosa a terra nonostante il cestino sia vicino, riceveremo un mucchio di insulti; se in un cinema chiediamo a qualcuno di non succhiare o sgranocchiare al punto da rendere il film inaudibile, la risposta sarà che fa il cavolo che vuole e verremo mandati a quel paese (se siamo fortunati); se ci lamentiamo con chi ha parcheggiato in doppia fila, è probabile che questo esca con una chiave inglese e ci rompa il cranio; se richiamiamo chi cerca di imbucarsi in una fila, ce ne dirà di tutti i colori… Ecco perché alla vista della pisciatrice di Puñonrostro ho osato dire soltanto “Che cazzo”, come chi lo dice tra sé e sé.
La brutalità cresce solamente, in questa città governata dal Partito Popolare da circa venti anni. Ovviamente non c’è mai una guardia che rimproveri qualcuno. Non sono né educati e gentili come quelli di venti o trenta anni fa né sono autoritari. In realtà quest’ultimi aumentano sempre di più, ma solitamente sono occupati con i manifestanti pacifici, la legge di sicurezza neofranchista che approverà il nostro attuale governo, nel quale ci sono molti balordi.





















